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Ansia e società di oggi: comprenderla, scriverla, trasformarla
Articolo scritto da Dott.ssa Domenica Amoroso, Psicologa
Via, vai, corri, fai, parla…Le energie che si esauriscono, la paura di sbagliare o di non essere all’altezza, di non “tenere il passo”. Viviamo in una società che corre, iperconnessa e sempre più esigente. Gli adolescenti crescono in un mondo in cui il confronto con gli altri non si ferma mai, alimentato dai social network e da algoritmi che li espongono costantemente a vite che sembrano perfette. Gli adulti, allo stesso tempo, si barcamenano tra lavoro, famiglia e responsabilità crescenti, spesso con la sensazione di non riuscire a reggere i ritmi. In entrambi i casi, la pressione sociale, l’incertezza del futuro e il sovraccarico informativo diventano terreno fertile per l’ansia. Non ne sono esenti neppure i bambini e sempre più spesso si sente parlare di vissuti ansiosi pure tra i banchi della scuola Primaria. E poi c’è chi si ferma perché non ha più forze o vive quella sensazione di “blocco paralizzante”. Ma che cos’è l’ansia? Siamo sicuri di saperla riconoscere per poi cercare una soluzione?
Secondo il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022)1, i disturbi d’ansia comprendono diverse condizioni cliniche accomunate da paura e ansia eccessive, persistenti e spesso associate a comportamenti di evitamento che compromettono la qualità della vita. Tra le principali troviamo il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo di panico, l’agorafobia, le fobie specifiche, il disturbo d’ansia sociale, il disturbo d’ansia da separazione e il mutismo selettivo. È significativo che in questa edizione del manuale diagnostico disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo post-traumatico da stress non vengano più collocati nella categoria dei disturbi d’ansia, ma in sezioni a parte, pur mantenendo aree di sovrapposizione clinica.
Nell’adolescenza l’ansia si intreccia spesso con la paura del giudizio e la ricerca di approvazione. Non è raro che ragazzi e ragazze descrivano notti insonni prima di una verifica, sintomi fisici come mal di pancia o mal di testa legati a interrogazioni e presentazioni, oppure la tendenza a ritirarsi socialmente per timore del confronto. A scuola, come nello sport o semplicemente tra amici. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che circa un adolescente su cinque in Italia sperimenta sintomi ansiosi clinicamente significativi2. Negli adulti, invece, l’ansia assume forme diverse: preoccupazioni costanti, difficoltà a dormire, attacchi di panico improvvisi, pensieri anticipatori che impediscono di vivere con serenità momenti lavorativi o familiari. La costante reperibilità, i carichi crescenti e l’incertezza economica possono diventare fattori che cronicizzano questo stato.
L’ansia, se vissuta in modo acuto e continuo, non è mai solo “nella testa”: coinvolge tutto il corpo. Le Neuroscienze hanno dimostrato che nei disturbi d’ansia l’amigdala, il nostro “radar” interno delle minacce, mostra una iperattività rispetto a chi non ne soffre, attivando a cascata sistemi di allerta che coinvolgono anche il corpo, attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e la regolazione del cortisolo3. Questo spiega perché l’ansia si accompagni a tachicardia, tensioni muscolari, respiro corto, insonnia e affaticamento cronico. Non è dunque un’invenzione, ma un’esperienza concreta che ha basi biologiche e psicologiche ben definite.
Dal punto di vista clinico, i trattamenti che hanno mostrato maggiore efficacia sono quelli di tipo cognitivo-comportamentale che lavorano sia sui pensieri automatici che alimentano l’ansia, sia sui comportamenti di evitamento.
Accanto a questi approcci strutturati, esistono strumenti che possono affiancare e potenziare il percorso di supporto. Uno di questi, che personalmente integro nel mio lavoro è la scrittura. James Pennebaker, negli anni Novanta, ha dimostrato che scrivere per venti minuti al giorno su emozioni ed eventi stressanti produce benefici sulla salute psicologica e fisica6. Studi successivi hanno confermato che gli effetti della scrittura espressiva sono utili soprattutto quando vengono inseriti in percorsi guidati7. Scrivere permette di rallentare, dare forma al caos interiore, guardare dall’esterno le emozioni che altrimenti rischiano di travolgere.
La scrittura è anche uno spazio di libertà “potente”, un atto di coraggio, un gesto di libertà, un piccolo regalo che facciamo a noi stessi: adolescenti e adulti, davanti al foglio bianco, imparano a riconoscere paure e pensieri, a nominarli, a contenerli. Non è un gesto puramente mentale: scrivere a mano, infatti, coinvolge il corpo, il ritmo del respiro, la coordinazione motoria. La ricerca ha evidenziato che la scrittura manuale favorisce una elaborazione cognitiva più profonda rispetto alla digitazione, rafforzando la memoria concettuale e stimolando reti neurali diverse8. In questo senso, il gesto grafico diventa una forma di pensiero incarnato, un ponte tra corpo e mente.
Quando l’ansia limita la libertà di vivere e diventa invalidante nelle relazioni, nello studio o nel lavoro, allora è necessario chiedere supporto professionale. In un percorso psicologico è possibile integrare gli strumenti della terapia cognitivo-comportamentale con pratiche di regolazione corporea e con la scrittura guidata, affinché ogni persona possa costruire un metodo personalizzato per affrontare la propria ansia.
Riconoscere di avere bisogno di aiuto non significa essere deboli, ma al contrario dimostra la forza di chi sceglie di prendersi cura di sé. L’ansia non definisce chi sei: è un’esperienza che può essere compresa, gestita e trasformata. E, in alcuni casi, può persino diventare occasione per conoscersi meglio e riscoprire risorse dimenticate.
Bibliografia
1. American Psychiatric Association (2022). DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text Revision.
2. Istituto Superiore di Sanità (2020). Disturbi d’ansia: dati e informazioni.
3. Ressler, K. J., & Mayberg, H. S. (2007). Targeting abnormal neural circuits in mood and anxiety disorders: from the laboratory to the clinic. Nature Neuroscience, 10(9), 1116–1124.
4. Hofmann, S. G., Asnaani, A., Vonk, I. J., Sawyer, A. T., & Fang, A. (2012). The efficacy of cognitive behavioral therapy: A review of meta-analyses. Cognitive Therapy and Research, 36(5), 427–440.
5. Dugas, M. J., & Robichaud, M. (2007). Cognitive-behavioral treatment for generalized anxiety disorder: From science to practice. Routledge.
6. Pennebaker, J. W. (1997). Writing about emotional experiences as a therapeutic process. Psychological Science, 8(3), 162–166.
7. Frattaroli, J. (2006). Experimental disclosure and its moderators: a meta-analysis. Psychological Bulletin, 132(6), 823–865.
8. Mueller, P. A., & Oppenheimer, D. M. (2014). The pen is mightier than the keyboard: Advantages of longhand over laptop note taking. Psychological Science, 25(6), 1159–1168.
