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Psicologia e spiritualità: un dialogo possibile nella cura della persona
Articolo scritto da dott.ssa Domenica Amoroso – Psicologa
Cosa accade quando il dolore interiore diventa troppo grande per essere portato da soli? È meglio affidarsi alla preghiera o rivolgersi a un professionista della salute mentale? Argomento spinoso, lo so…ma la mia domanda di partenza è: “Davvero le due strade devono escludersi a vicenda?”. Molti si trovano sospesi in questo bivio. È come se si camminasse lungo un ponte sospeso tra due rive: da un lato la fede che offre conforto e speranza; dall’altro la psicologia che invita a guardare dentro di sé con strumenti concreti e scientifici. Il rischio è rimanere fermi al centro del ponte, senza scegliere una direzione chiara, confidando solo nel vento che passa. Come ricorda Viktor Frankl, l’essere umano è profondamente orientato alla ricerca di senso¹: senza significato, la vita stessa può diventare insopportabile. La spiritualità, in questo senso, rappresenta una bussola interiore che permette di mantenere una direzione anche quando la vita sembra smarrirsi. Molte ricerche, tra cui quelle di Kenneth Pargament², hanno mostrato come la religione e la fede possano sostenere nei momenti critici, favorendo resilienza, coesione e senso di appartenenza. Tuttavia, quando la preghiera diventa l’unico strumento, può trasformarsi in un limite. Alcune persone, infatti, si sentono colpevoli se non ottengono miglioramenti (“se sto male è perché non credo abbastanza”), altre rinviano a tempo indeterminato la ricerca di un aiuto professionale. La fede, quindi, sebbene preziosa, non basta da sola a contenere la complessità del disagio psicologico. La psicologia si colloca su un piano diverso perché restituisce alla persona responsabilità e possibilità di cambiamento. Carl Rogers ha evidenziato che la crescita avviene in un clima di accoglienza autentica³, dove il paziente si sente libero di esplorare e riorganizzare i propri vissuti. Il sostegno psicologico non promette soluzioni immediate, ma offre strumenti validati scientificamente per comprendere e trasformare il dolore. In questo senso, la psicologia non entra in conflitto con la spiritualità: semplicemente, opera su un livello differente, aiutando la persona a rimettere ordine nella propria interiorità senza delegare tutto a forze esterne. Accanto a fede e psicologia, la medicina ha un ruolo imprescindibile. I progressi della psichiatria e delle neuroscienze hanno reso possibile comprendere meglio le basi biologiche della sofferenza mentale e sviluppare terapie efficaci. Disturbi come la depressione maggiore, i disturbi bipolari o le psicosi richiedono diagnosi accurate e, in molti casi, trattamenti farmacologici che stabilizzano i sintomi. Immaginare di affrontare simili quadri clinici soltanto con la preghiera equivale a trascurare strumenti fondamentali. La medicina, al contrario, fornisce il supporto necessario affinché un supporto psicologico o una seduta di psicoterapia possa funzionare e affinché la persona possa ritrovare una condizione di equilibrio che renda possibile la crescita. Come sottolineano Paloutzian e Park⁴, la religione può essere al tempo stesso una risorsa e un vincolo. Quando diventa l’unica risposta, può ritardare l’accesso a cure mediche e psicologiche, alimentando circoli viziosi di impotenza e colpa. Per questo, il confine tra psicologia, spiritualità e medicina non va immaginato come una barriera, ma come una soglia. È un’area in cui le diverse dimensioni possono integrarsi, a patto che ciascuna resti consapevole del proprio ruolo: la fede consola, la psicologia accompagna, la medicina cura. Affidarsi esclusivamente alla fede, come anche esclusivamente alla scienza, significa rinunciare a una parte essenziale della complessità umana. Il compito del professionista è aiutare la persona a non fermarsi a metà del ponte, sospesa tra speranza e paura, ma a percorrerlo fino in fondo. Attraversare quel ponte significa riconoscere i propri bisogni, accettare di essere sostenuti da più fronti e concedersi il diritto di pensare a sé stessi nella propria interezza.
Note
1. Frankl, V. E. (2006). Alla ricerca di un significato della vita. Milano: FrancoAngeli.
2. Pargament, K. I. (1997). The Psychology of Religion and Coping: Theory, Research, Practice. New York: Guilford Press.
3. Rogers, C. R. (1961). On Becoming a Person: A Therapist’s View of Psychotherapy. Boston: Houghton Mifflin
4. Paloutzian, R. F., & Park, C. L. (Eds.). (2013). Handbook of the Psychology of Religion and Spirituality (2nd ed.). New York: Guilford Press.