E se l’estate non fosse perfetta? Spunti per viverla con autenticità

Articolo scritto da Domenica Amoroso, Psicologa

Ogni anno lo “stesso film”: spiagge affollate, sorrisi in compagnia, tramonti da cartolina, viaggi, libertà. La parola d’ordine è staccare la spina dai nostri problemi quotidiani, piccoli o grandi che siano. Ma cosa succede quando la nostra estate è molto diversa? Quando mancano i soldi per partire, quando gli amici sembrano lontani, quando la solitudine pesa più del caldo e il tempo libero non è sinonimo di leggerezza? Sentirsi fuori posto durante l’estate è più comune di quanto sembri, anche se pochi lo dicono ad alta voce. E proprio in quei momenti, più silenziosi e vuoti, possiamo chiederci: è possibile trasformare questa stagione in qualcosa di significativo, anche senza ciò che tutti sembrano avere? La risposta è sì. La qualità delle nostre giornate dipende in buona parte dallo sguardo che scegliamo di avere. Non possiamo sempre cambiare le circostanze esterne, ma possiamo cambiare il nostro modo di vederle e viverle. Anche un’estate “senza” può diventare un tempo prezioso, se ci concediamo di ascoltarci, rallentare e accogliere ciò che c’è. Dare attenzione al momento presente è un modo potente di tornare a noi stessi, a riscoprire la nostra presenza. Lo possiamo fare con una passeggiata, una telefonata, una coccola per il nostro corpo, un foglio su cui annotare i nostri pensieri o un album per disegnare o colorare, un respiro consapevole. Le emozioni positive anche minime – gioia, serenità, interesse – hanno un effetto duraturo sul nostro benessere mentale. Una canzone che ci piace, un libro che ci emoziona, una pianta da curare, una finestra aperta sul cielo sereno: non sono dettagli insignificanti, ma semi di benessere emotivo. In assenza di grandi viaggi o eventi speciali, possiamo coltivare micro-esperienze significative. Non è una soluzione magica, ma un modo per prenderci per mano e dirci: “Anche oggi posso scegliere qualcosa di buono per me, qualcosa che mi fa stare bene”.

Il valore della solitudine e della lentezza

Molti autori, da Erich Fromm a Carl Rogers, hanno parlato del valore della solitudine e della lentezza come strumenti di crescita personale. Trovare un senso a ciò che stiamo vivendo – anche quando sembra vuoto o difficile – può essere la chiave per attraversarlo con dignità e consapevolezza. Forse questo tempo ci parla di riposo. Forse ci invita a lasciare andare alcune aspettative. Forse è il momento giusto per prenderci cura di una parte di noi che abbiamo trascurato, soffocati da mille problemi o troppe richieste da parte di una società che non ci perdona nulla, neppure quel profondo desiderio di solitudine che nasce dall’esigenza di ricongiungersi con noi stessi e non dalla voglia di risultare asociali, antipatici o insensibili alle vicissitudini altrui.

L’estate deve essere significativa, non memorabile

Iniziare a pensare che tutte le estati non devono essere memorabili è  di grande aiuto: alcune estati sono silenziose, quasi invisibili agli occhi degli altri, ma non per questo meno vere. Liberarsi dall’idea dell’estate “perfetta” può essere già un atto di libertà e cura. Possiamo scegliere cosa custodire in questa stagione, anche se non ha la forma che speravamo. Magari non ci sarà una foto da postare, ma ci sarà un piccolo sollievo, un momento di pace, una nuova consapevolezza, un progetto per il futuro… E forse è proprio questo, in fondo, che rende un’estate significativa, dare valore a ciò che ha davvero valore. E fermarsi a riflettere e a prendersi cura di noi stessi, liberi dagli schemi imposti di una società che ci impone una perfezione che, nei fatti, non esiste.

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